Solo e Diamond e ci presentano il nuovo Nike "Paint Splatter" pack

Per il lancio del nuovo pack Nike "Paint Splatter" abbiamo fatto quattro chiacchiere con gli street artists Solo e Diamond

Solo e Diamond rappresentano due dei nomi più conosciuti del mondo della Street Art italiana. Entrambi romani, i due sono noti nel panorama artistico internazionale, grazie al loro stile, totalmente personale, ma incredibilmente compatibile. L'immaginario Art nouveau dal tocco futuristico di Diamond si unisce alla vasta gamma di supereroi che Solo ama riprodurre, valorizzando sempre il lato umano del personaggio, piuttosto che i suoi superpoteri.

Nel corso degli anni hanno prodotto innumerrevoli opere sparse per il mondo, da Londra a New York passando per Mosca, spesso unendo il loro impegno artistico in campo sociale, dando il contributo personale alla crescita della Street Art Italiana.

Per presentare il nuovo pack Nike "Paint Splatter" abbiamo voluto fare quattro chiacchiere con loro ed entrare nel loro mondo: li abbiamo incontrati durante una delle loro giornate di lavoro, in questo caso a Cassino (Frosinone). Entrambe le sneakers che compongono questo pacchetto, Air Force 1 e Blazer Low, sono ispirate al mondo street art, con schizzi di colore sulla tomaia, che rende questo drop simile ad una tela per la tua opera d'arte.

D. Diamond e Solo, è un vero piacere ospitarvi qui su Urbanstar. Ormai siete una coppia affermata e affiatata: potete raccontarci come è iniziata la vostra collaborazione e in che modo vi completate a vicenda?

R. E' un piacere per noi essere stati ospitati da voi per questo progetto. Io e Diamond, veniamo entrambi dall'accademia e facciamo parte del parterre della street art romana. La nostra collaborazione è iniziata grazie a Marta Gargiulo che ha formato la nostra coppia per farci fare dei lavori insieme. La primissima opera che abbiamo realizzato è stato a Napoli, quasi 10 anni. Conoscendoci e lavorando insieme, ci siamo trovati bene a tal punto che abbiamo deciso di condividere il nostro percorso. Il nostro lavoro è molto delicato, emotivamente parlando, tra viaggi e tutto quello che è collegato alle trasferte. Abbiamo capito che condividere in due il peso di questa attività era sicuramente meglio. In due, poi, riusciamo a seguire molti più progetti contemporaneamente. Da circa 4 anni condividiamo anche lo studio.

Ci completiamo a vicenda in tanti modi: Stefano ha sicuramente una mano e una conoscenza più artistica, io invece ha più skills legate all'ambito logistico. In due riusciamo ad essere competenti al 100%, sia in ambito artistico che pratico/organizzativo. Essendo anche appassionati di due mondi complementari, come il pop del fumetto o dell'animazione e della storia dell'arte classica, insieme riusciamo ad affrontare lavori in modo più completo, con una conoscienza a 360 gradi rispetto a quello che abbiamo intorno e a veicolarlo nelle nostre opere.

D. Viviamo in un periodo molto difficile, dove i rapporti umani tendono a lacerarsi a causa del distanziamento sociale. In che modo la street art può contribuire positivamente in questo scenario drammatico?

R. In questo periodo difficile dove i musei sono chiusi, abbiamo notato che c'è moltissima gente che si è avvicinata alla street art. Sempre più spesso le persone fotografano muri e scrivono "anche se i musei sono chiusi si può sempre fare una passeggiata e godere dell'arte". Dato che tutti i luoghi di aggregazione culturale sono chiusi, la street art è diventata una validissima alternativa, perchè si può osservare all'aperto, sempre mantenendo tutte le precauzioni e il distanziamento delle persone coinvolte. La street art può diventare così un modo per aggregarsi all'aperto, sotto il nome dell'arte.

D. Arte e moda. Sullo sfondo la cultura urbana: pensate che ci sia un punto di incontro solido tra streetart e streetwear?

R. Crediamo che tutti movimenti underground siano strettamente collegati tra di loro, crescono dallo stesso humus. Musica, hair styling, street art, streetwear. Da quando i graffiti si sono affermati e comparsi sulla scena mondiale, negli anni '70/'80, anche l'Alta Moda ha attinto molto da questo tipo di cultura urbana, annoverando anche grandissime collaborazioni. Io stesso (Solo), queste tempo fa ho collaborato sia con Valentino realizzando una capsule sul mondo dei super eroi e la moda, e sia con Louis Vuitton.

Per consolidare il legame tra streetwear e street art si potrebbe realizzare una vera e propria linea di abbigliamento per chi dipinge e che possa assolvere ad alcuni compiti tecnici, come se fossero delle divise. Sarebbe interessante poter stringere una collaborazione con un brand di streetwear e comunicargli quelle che sono le nostre necessità. Mi immagino un gilet con varie tasche realizzate per poter tenere il bozzetto, le bombolette, e avere così tutto a portata di mano, comodamente. Sicuramente c'è un punto di incontro all'origine, perchè chi fa un tipo di cose per lavoro si veste in un determinato modo, ed è sempre stato così, influenzando poi chi non fa questo mestiere.

D. Da quando avete iniziato il vostro percorso artistico in questo bellissimo mondo, percepite un cambiamento nella street art nel corso degli anni?

R. Da quando abbiamo iniziato a fare street art sono cambiate molte cose. Ora è diffusa a macchia d'olio, sia per il suo linguaggio estremamente comprensibile e meno ermetico rispetto ai graffiti e all'arte concettuale. La street art ha adottato un linguaggio semplice, figurativo e quindi le persone riescono a comprendere ciò viene rappresentato sul muro, ciò che non avviene per i graffiti, per scelta ovviamente, dove i messaggi sono rivolti esclusivamente ad altri writer. Non è un caso che la street art si sia evoluta e diffusa parallelamente al propagarsi dei social network, perchè questi ultimi ti permettono di vedere le opere direttamente sul tuo smartphone.

Per fare un esempio pratico, io e Diamond abbiamo dipinto in Russia e, nonostante soltanto noi due avessimo visto l'opera dal vivo, questi muri sono conosciuti da tutti perchè c'è stata larghissima diffusione sui social. Anche Banksy è diventato lo street artist più famoso nel mondo, nonostante soltanto solo il 5% delle persone che lo conoscono, abbiamo visto le sue opere dal vivo. Il cambiamento, nel corso degli anni c'è stato. Da quando abbiamo iniziato ad oggi sono aumentati i festival, le mostre, le gallerie e i collezionisti che si occupano di street art. E' aumentata la ricerca, la passione, l'investimento, tramite la creazione di bandi di concorso intorno a questa corrente artistica.

D. Artisticamente parlando, quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato e come le avete superate?

R. In realtà le maggiori difficoltà sono prettamente logistiche, ma tutte risolvibili. Immaginate di dover andare a dipingere un palazzo di 4-5 piani in un posto lontano, che non conosci e di renderti conto delle criticità appena arrivi sul luogo. Bisogna essere bravi ad adattarsi e a risolvere tutti i problemi appena arrivi lì davanti al muro. Con l'esperienza e con gli anni, muro dopo muro, riesci quasi a prevedere quello che troverai e quindi a prevenire il problema. Un'altra ulteriore difficoltà è collegata proprio al fatto che la street art si sia diffusa.

Essendo un linguaggio molto utilizzato dalle istituzioni, dai festival, genere una sorta di "arma a doppio taglio" perchè comporta dei limiti alla creatività artistica. Essendo un tipo di arte che necessità di moltissime realtà e di tante strutture che ti mettono nelle condizioni di realizzare il lavoro (permessi, istituzioni ecc ecc), si tende spesso ad indirizzare l'opera, non rendendo gli artisti liberi al 100%. Per ora è questa la difficoltà più grande che, di volta in volta, riscontriamo. Dobbiamo sempre trovare un compromesso tra quello che vorremmo realizzare in origine e quello che ci viene invece richiesto dalla committenza.

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